La dimensione rituale del processo terapeutico

ponte di leonardo

1. LA TRAGEDIA GRECA E IL PASSAGGIO ATTRAVERSO LO SPECCHIO

Ai tempi della scuola di specializzazione mi è piaciuto accostare la psicoterapia ad alcuni elementi del RITO inteso come processo in cui azioni simboliche efficaci agiscono sulla realtà, agendo sulle sue rappresentazioni.

Qui vorrei sviluppare la metafora della danza, della tragedia greca e del dramma scenico, per evidenziare l’aspetto simbolico e rituale del passaggio attraverso lo specchio unidirezionale utilizzato nella terapia familiare sistemica.

Aristotele fece derivare la tragedia greca dal ditirambo, un canto che accompagnava una danza in onore di Dioniso. Se pensiamo al rito nelle sue forme primarie come uso simbolico del corpo, del movimento e della gestualità, potremmo pensare anche alla tragedia come forma di dramma scenico che si origina dal rito. Dal coro, che in origine intonava il ditirambo, si staccò il corifeo che incominciò a dialogare con il coro. In seguito il coro si sdoppiò in due semicori, dando vita al dialogo tra due corifei; venne introdotto successivamente l’upocritès (risponditore), poi il secondo attore, che rende possibile la drammatizzazione del conflitto, ed infine il terzo attore che vede il coro ritrarsi dall’azione per commentare, analizzare, evitare incongruenze. Gli attori nascono dunque dal coro e al suo cospetto realizzano il dialogo e la rappresentazione del conflitto.

Immaginiamo la stanza degli osservatori della terapia da dietro lo specchio come uno spazio simbolico in cui un coro rappresenta il dramma sociale che vi si compie davanti. Per gli attori davanti allo specchio l’equipe che si trova dietro è solo evocata.

Come avviene dunque l’incontro tra gli attori e il coro nella terapia?

Lo psicoterapeuta esce dalla stanza della terapia per raggiungere i colleghi dietro lo specchio e compie un passaggio simbolico attraverso lo specchio dalla relazione con la famiglia a quella con i colleghi, dalla scena al coro, dal dramma scenico al dramma sociale. Nell’incontro tra equipe e terapeuta, che sembra contemporaneamente attore e coreuta, entrambi trasformano la rappresentazione della propria relazione con la famiglia. In questo modo, quando il terapeuta attraversa nuovamente lo specchio per tornare dalla famiglia porta nella terapia la propria relazione con l’equipe, dunque una nuova relazione con la famiglia. L’attraversamento dello specchio, che produce un nuovo sistema in cui ciascuno si trasforma, riconnette la famiglia con la comunità degli uomini cui appartiene. Lo specchio unidirezionale diventa multidirezionale, circolare e regala alla famiglia, che vi si riflette durante il progredire della terapia, una prospettiva di sé come sistema in movimento che si evolve insieme alla comunità di cui fa parte e che la osserva.

Simona di Leo Boato

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